donne e informatica

Donne e informatica: quando il genio femminile incontra la tecnologia

L’informatica è troppo importante per essere lasciata agli uomini. Parola di Karen Spärck Jones, che già nel 1972 aveva teorizzato il funzionamento dei motori di ricerca, vent’anni prima della nascita del web. E non doveva avere tutti i torti, visto che, prima di lei, era stata una donna a sviluppare il software di bordo dell’Apollo 11, che nel 1969 portò l’uomo sulla Luna, e un’altra ancora a inventare il primo programma della storia dell’informatica, nel lontanissimo 1843.

Nonostante la presenza di scienziate e studiose brillanti, il rapporto tra donne e informatica non è mai stato facile: ancora oggi  persiste il pregiudizio che scienza e tecnologia siano “cose da uomini”. Secondo l’ultimo rapporto di Informatics Europe, nel 2018, nei corsi di laurea di informatica delle università italiane le studentesse erano solo il 20%, meno della media europea. Le discipline STEM (scienza/tecnologia/ingegneria/matematica), secondo i recenti dati ONU, sono scelte solo dal 30% delle universitarie: un dato preoccupante, visto che saranno proprio questi gli ambiti dove si svilupperanno i lavori del futuro.

Eppure, basta guardare la storia dell’informatica per scoprire che non solo le donne sono brave in questo ambito, ma spesso hanno anche battuto sul tempo i colleghi uomini.

Donne e informatica: le magnifiche sette che hanno fatto la storia

Dal primo programma al primo linguaggio, alla prima foto di un buco nero, ecco sette donne che hanno smentito ogni pregiudizio su donne e informatica.

Ada, la prima programmatrice

Molti sanno che fu il matematico inglese Charles Babbage a inventare nell’Ottocento la prima macchina per il calcolo automatico. In pochi sanno invece che il metodo per programmarla non lo creò lui, bensì la sua assistente, Ada Lovelace (1815-1852), figlia del poeta George Byron e grande appassionata di matematica. Nel 1843, a 28 anni, Ada inventò il primo programma della storia informatica e in suo onore è stato poi sviluppato negli anni Ottanta il linguaggio di programmazione ADA.

Karen, la teorica dei motori di ricerca

Era inglese anche Karen Spärck Jones (1935-2007), ricercatrice e poi docente di informatica all’Università di Cambridge. Nel 1972 condusse uno dei suoi studi più importanti su una funzione fondamentale per misurare l’importanza di una parola in un insieme di documenti, oggi alla base del meccanismo dei motori di ricerca. Karen è ricordata anche per il suo impegno a sostegno delle donne nell’informatica.

Grace, l’inventrice del Cobol e del debugging

Scienziata con un dottorato in matematica e contrammiraglio della Marina statunitense, Grace Murray Hopper (1906-1992) è stata la prima programmatrice del computer Mark I, usato dagli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale per decifrare i codici nemici. Fu lei a inventare il termine debugging per indicare la procedura di individuazione e correzione dei malfunzionamenti: il computer si era bloccato e Grace risolse il problema eliminando la falena (il bug, insetto) che vi era rimasta intrappolata. Ma Grace Hopper è stata soprattutto l’inventrice del linguaggio di programmazione Cobol, sviluppato nel 1959 e in uso ancora oggi.

Margaret, che ha portato l’uomo sulla Luna

È anche grazie a lei se nel 1969 la missione dell’Apollo 11 ebbe successo: a 33 anni Margaret Hamilton era la direttrice del Software Engineering Division del MIT Instrumentation Laboratory, che sviluppò il software di bordo per il programma spaziale Apollo. Per questo motivo ha ricevuto nel 2016 la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza per un civile statunitense. 

Anita e la community delle Systers

Programmatrice fin dagli anni ’60, Anita Borg (1949-2003) ha sviluppato e brevettato software e sistemi, ma la sua creazione più importante fu Systers, una comunità online a sostegno delle donne che lavoravano nell’informatica e che comunicava tramite email: era il 1987, molto prima del web e dei social. Systers esiste ancora oggi e continua la sua attività a favore della parità di genere nel mondo IT.

Radia, la mamma del web

A 68 anni è tuttora annoverata tra i più grandi esperti a livello mondiale di ingegneria delle reti: Radia Perlman ha numerosi brevetti, ma l’invenzione che l’ha resa famosa è quella del protocollo STP (Spanning Tree Protocol), usato per realizzare reti complesse. Il suo protocollo di comunicazione è alla base del funzionamento del web.

Katie e la foto del buco nero

Il suo sorriso felice, di fronte al computer, ha fatto il giro del mondo: a 29 anni Katie Bouman non solo è professoressa associata al California Institute of Technology, ma è già diventata celebre per aver sviluppato uno degli algoritmi usati per scattare la prima foto al mondo di un buco nero, il 10 aprile scorso. Aveva cominciato a lavorare a questo progetto due anni fa, durante il dottorato in informatica.

Margaret Hamilton
Margaret Hamilton in azione

Combattere i pregiudizi: cosa si fa in Italia e nel mondo per sostenere le donne digitali del futuro

Nonostante tutto, molte ragazze devono lottare ancora contro i pregiudizi che vedono le donne poco adatte a occuparsi di computer e sistemi informatici. Proprio per questo è scesa in campo anche l’ONU, che dal 2015 dedica l’11 febbraio alla Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, mentre il 25 aprile è la Giornata internazionale delle ragazze nell’ICT: entrambe le date vengono celebrate ovunque con manifestazioni e progetti a favore delle giovani che vogliono dedicarsi allo studio delle materie scientifiche e tecnologiche.

In Italia, per rafforzare l’unione tra donne e informatica, il Politecnico di Milano ha lanciato già da qualche anno il progetto Le ragazze possono, per sostenere le studentesse nella scelta del percorso universitario e indirizzarle verso le professioni scientifiche; nell’ultima edizione si sono aggiunte proposte per le giovanissime delle scuole medie e per le potenziali imprenditrici interessate a lanciare startup nel mondo IT.

Ci sono anche aziende che offrono un supporto economico negli studi. Il gruppo assicurativo Generali ha avviato Generali4Girls in STEM: 5 borse di studio alle migliori studentesse che, dopo la maturità, vogliono iscriversi al corso di laurea di Statistica e Informatica per l’Azienda, la Finanza e l’Assicurazione dell’Università degli Studi di Trieste. Un progetto analogo è Women Techmakers di Google, nato in memoria di Anita Borg, al quale possono partecipare universitarie di tutto il mondo e che mette a disposizione borse di studio, workshop, incontri e soprattutto una community online. 

Prima ancora di arrivare all’università, si può fare un’esperienza estiva con Ragazze Digitali, il Summer Camp di informatica dedicato alle studentesse di terza e quarta superiore: un corso di alcune settimane tra giugno e luglio per imparare a programmare. L’iniziativa è gratuita e si svolge nelle città di Modena, Reggio Emilia e Cesena.

Infine, Girl Geek Life, il magazine online italiano per le ragazze appassionate di tecnologia e innovazione, fornisce informazioni su scuola e lavoro, ma anche gadget, app e how-to, dai social media alla programmazione.

Perché, come diceva Grace Hopper, che su donne e informatica aveva le idee chiare:

Le donne sono davvero delle brave programmatrici per una ragione in particolare: sono abituate a portare a termine le cose.”

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