Informatica e smart working: il nostro sondaggio a informatici e programmatori

Abbiamo chiesto agli iscritti di Reteinformaticalavoro quale fosse il rapporto tra azienda e Smart Working sulla base delle loro esperienze: i dati che seguono nell’articolo sono stati estrapolati dalle loro risposte

Telelavoro e Smart Working non sono la stessa cosa, anche se il secondo deriva dal primo. Lo Smart Working, sebbene condivida molte caratteristiche con il telelavoro, si distacca da esso per alcuni elementi fondamentali: in questa modalità non è obbligatorio legarsi a un luogo fisico fisso dove lavorare e l’orario è autodeterminato (l’importante è raggiungere gli obiettivi prefissati). In sostanza, si tratta di una modalità di lavoro da remoto che consente di svolgere il proprio lavoro al di fuori dell’ambiente aziendale, senza vincoli specifici di luogo o di orario.

Proprio a causa della flessibilità che caratterizza il lavoro agile, che generalmente imposta il lavoro più per obiettivi, abbiamo riflettuto su quanto questa modalità calzi alla perfezione per molte tipologie di lavoro del campo informatico. Gli informatici, più di altri, hanno infatti maggiore possibilità di lavorare per obiettivi e di gestire il tempo diversamente.

Cosa ne pensano dunque i professionisti che lavorano nel campo dell’IT? Per avere un quadro fondato su dati reali, è stato naturale rivolgerci direttamente a tutti gli informatici e i programmatori iscritti a Reteinformaticalavoro e al nostro gruppo Facebook.

In generale, la tua azienda promuove forme di lavoro da remoto?

Questa la prima domanda posta. Un dato interessante da sottolineare è che il 35% degli intervistati ha precisato che la sua azienda consente lo smart working solo in casi davvero eccezionali, mentre un 3% specifica che l’azienda potrebbe attivarlo ma non lo fa. Ci sono anche casi in cui, a causa della professione svolta, non è proprio possibile lavorare da remoto (7,5%) e altri ancora in cui sono gli stessi lavoratori a scegliere di recarsi in ufficio anziché lavorare da casa (3,8%).

Queste percentuali, nel complesso, confermano il trend attuale: in Italia lo Smart Working si sta sviluppando, ma molto più lentamente rispetto ad altri Paesi europei, dove è già ampiamente diffuso.

Quali sono dunque i principali ostacoli allo Smart Working?

Il 94,3% degli intervistati sostiene che lo smart working funziona davvero. Perché allora è così difficile fare smart working in Italia? Ecco i tre ostacoli principali che ci hanno segnalato:  

– Quando si pensa all’informatica, ci si figura qualcosa di moderno, si pensa a innovazione e tecnologia digitale. Il punto, però, nel caso specifico dello smart working, è che il nodo principale da affrontare non è tecnologico, bensì culturale: non è quindi una questione di modernità, ma di cambio di mentalità aziendale.

– Questa tipologia di lavoro presuppone un atto di fiducia da parte del datore di lavoro e un’autogestione e responsabilizzazione da parte del lavoratore.

– Le figure manageriali non sono ancora pronte: non se la sentono di prendere decisioni e assumersi responsabilità, anche per timore di essere meno produttivi.

Altri elementi che concorrono a rendere più difficile la diffusione del lavoro agile, tanto in ambito informatico quanto in altri settori, sono:

– la sicurezza dei dati aziendali;

– i costi delle nuove tecnologie per consentire correttamente lo smart working;

– infine, la mancanza di una normativa chiara che disciplina in Italia il lavoro agile.

Care aziende, ecco i suggerimenti dei nostri informatici

In molti concordano sul fatto che lo smart working, se organizzato bene, può portare a una maggiore efficienza del dipendente: ma in che modo?

– gestione diversa del tempo, impostando il lavoro per obiettivi;

benefici per l’ambiente, specie in città con alto tasso di inquinamento come Milano e Torino;

maggiore rendimento dovuto a una diminuzione dello stress (eliminando le ore di viaggio per spostarsi tra casa e ufficio).

Insomma, le aziende potrebbero assistere a un aumento della produttività data da un maggiore rendimento dei suoi lavoratori, ma anche a una riduzione dei costi visto il risparmio sulle postazioni.

Lavorare in modo “smart” da casa: pianificazione e strumenti consigliati

Lo smart working non va improvvisato, ma pianificato. Ecco alcuni suggerimenti e strumenti efficaci per lavorare bene da casa:

– definire in modo chiaro progetti e obiettivi da seguire;

– dotare il dipendente di un pc aziendale in modo che possa lavorare collegandosi alla VPN aziendale o utilizzando software in Cloud;

– utilizzare strumenti digitali per comunicare con gli altri colleghi, come Skype e Microsoft Teams, per creare chat di gruppo, scambiarsi file, fare videochiamate o conference;

– appoggiarsi a software collaborativi come Azure DevOps, Discord, Slack e Asana, molto utili ai programmatori che lavorano in team per condividere tra loro e con il PM obiettivi e progetti in corso. Nello specifico, Azure DevOps consente anche la creazione di task, che possono essere raccolti in “user story” e condivise con tutto il team.

Infine, una buona idea potrebbe essere quella di organizzare anche incontri periodici di persona per tutto il team di lavoro, ove possibile.

 

Smart Working e azienda: il benefit in più per farsi scegliere

Che si tratti di smart working, telelavoro o qualsiasi altra forma di lavoro da remoto, dal nostro sondaggio emerge chiaramente quanto queste modalità “smart” possano costituire un grande vantaggio per chi lavora nel settore dell’information Technology e, di conseguenza, un punto a favore di tutte quelle aziende che lo stanno già applicando.

In conclusione, dato che il 94,3% degli informatici e programmatori da noi intervistati si è dichiarato favorevole allo smart working, consigliamo alle aziende informatiche di aprirsi maggiormente a tale modalità, perché sarà sempre un criterio fondamentale nella scelta finale tra più proposte di lavoro.

Ringraziamo tutti coloro che hanno deciso di partecipare al nostro sondaggio spendendo qualche minuto del loro tempo per condividere con noi opinioni ed esperienze.

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